Eccomi a descrivere la terza granfondo dell’anno.
Come già nel 2007 e nel 2008, ho partecipato alla GF Felice Gimondi, in quanto inserite nel circuito Prestigio.
Essendo un po’ la granfondo di casa (abito a 60km da Bergamo) non ho pernottato fuori casa.
Il percorso e i dati della granfondo sono sempre gli stessi: 165km per 2620m di dislivello (reali circa 2950) e 5 salite, di cui l’ultima è la più impegnativa.
Quest’anno sono partito parecchio indietro in griglia, complice un po’ di ritardo nell’iscrizione.
La partenza poi è stata decisamente calma, un po’ perchè non mi andava di rischiare in gruppo, un po’ perchè non sono molto sicuro della tenuta sulla distanza (ultimamente sono parecchio impegnato e non mi sto allenando per bene).
Sul Selvino incontro MR. K, utente del forum bdc-forum.it e faccio con lui quasi tutta la salita.
Gli intertempi indicano che il passaggio sulla seconda salita (il Selvino) è avvenuto con 9 minuti di ritardo rispetto agli anni scorsi.
Inizio la terza salita (Forcella di Bura) intruppato in un folto gruppo che va relativamente piano (qui la colpa è mia: dovevo mettermi più davanti per poter fare il mio ritmo). A forza di slalom riesco comunque a non perdere troppo tempo.
Nel salire e scendere si forma un gruppetto che va abbastanza bene e d’accordo, con cui affronto il Berbenno, ed arriva l’ultima fatica di giornata: la salita di Costa-Valle Imagna.
Si tratta di una salita abbastanza impegnativa: sono 9.5km di cui gli ultimi 7,5 sono al 7,5% di pendenza media.
Essendo andato quasi a passeggio per la prima parte della gara, sento di avere le gambe ancora in ottime condizioni e provo a forzare.
Supero un buon numero di ciclisti. Nella discesa mi porto dietro tre altri corridori, scendendo forte ma senza prendere troppi rischi.
Negli ultimi 15 km di pianura recuperiamo un gruppetto di 15 ciclisti, tra cui Clodovico del bdc-forum.it. Proseguo con loro a buona andatura fino all’arrivo
Alla fine arrivo in 251° posizone assoluta (38 di categoria) in 5 ore e 35 minuti (l’anno scorso ero 202° con 5ore e 26 minuti)
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Venerdì scorso, primo maggio 2009, ho partecipato per la terza volta in tre anni, alla Dieci Colli.
Il percorso è rimasto invariato rispetto agli anni passati.
Come sempre la data della gara è il primo maggio, che mi crea qualche problemino visto che devo pernottare a Bologna. Sono quindi costretto a prendere il pomeriggio di ferie il 30 aprile.
La gara è andata bene: posizione e tempo quasi identici all’anno scorso (una posizione e circa un paio di minuti di differenza), ma quest’anno, per motivi non ben precisati, sono partito a fondo gruppo, mentre l’anno scorso ero decisamente più avanti in griglia.
In questo periodo mi manca un po’ di fondo ed abitudine alle percorrenze lunghe, mentre sulla salita singola e lunga (circa un’ora) vado bene.
Sia prima che dopo la gara ho percorso la mia salita di test sotto il mio personale stabilito nel 2007.
Nel prossimo weekend cercherò di allungare un po’ la durata degli allenamenti.
Alla prossima!
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Eccomi di ritorno da un allenamento intenso di 141km per 3000m di dislivello circa.
Il percorso è uno dei classici che percorro: risalgo la Valtrompia, in leggero falsopiano, fino a Zanano ed inizio la prima salita che porta al passo dei Tre Termini. E’ poco più di una passeggiata e solitamente la uso coma salita di riscaldamento, anche se il posto è poco battuto dal sole e normalmente fa sempre fresco, anche in piena estate.
Arrivato in cima scendo verso Iseo e costeggio il lago fino a Pisogne (percorsi circa 45 km).
Da Pisogne iniziano due interessanti salite, che hanno in comune i primi tre km: Colle San Zeno e Passabocche.
La salita che solitamente scelgo è quella che porta a Passabocche, ed è anche una delle mie salite di riferimento: ogni volta che ci passo prendo il tempo con lo scopo di valutare lo stato della condizione atletica.
Una volta in cima proseguo in quota per un paio di chilometri per poi scendere fino a quota 1000m, andando ad incontrare la salita del Colle San Zeno al km 11 dell’altimetria. Da lì salgo fino alla cima del colle San Zeno e scendo fino a Lavone. La strada è stretta e la prudenza non è mai troppa.
Una volta arrivato in fondo, non sapendo bene cosa fare, decido di girare la bici e rifare in salita il versante che ho appena percorso in discesa
Poi sono sceso verso casa, stanco ma molto contento della pedalata e della primavera, che sembra finalmente arrivata.
La pedalata di oggi mi ha riservato una bella sorpresa: nonostante non mi sentissi al meglio (ho dormito solo 5 ore) sono riuscito ad abbassare di un minuto circa i miei tempi record sia sulla salita dei Tre Termini che sulla salita di Passabocche.
Ho anche scattato alcune foto mentre pedalavo sull’ultimo km del Colle San Zeno dal lato di Pisogne. Due settimane fa la neve era molta di più e i passaggi erano davvero spettacolari.
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Ed eccomi qua a raccontare di domenica 5 aprile 2009.
Come solito, si comincia la stagione di gare amatoriali con la prima tappa del prestigio: la Granfondo Selle Italia.
Quest’anno il percorso è stato modificato: stando alle altimetrie è stato semplificato come dislivello totale ma leggermente indurito per quanto riguarda le pendenze.
Non saprei dare una mia opinione in quanto è stata una gara molto sofferta.
Nei tre giorni precedenti la granfondo ho sofferto un virus intestinale e dissenteria: sono arrivato alla mattina della gara in pessime condizioni. Non avevo energie (facevo fatica a salire un piano di scale).
Ho deciso comunque di onorare l’impegno e, pedalando con molta calma, sono arrivato in fondo alla gara.
Nei 30km di pianura all’inizio non sono riuscito a tenere la solita andatura da Granfondo (45km/h di media circa), e nemmeno nei 30 km finali.
Ho cercato di arrivare ai piedi della prima salita il più riposato possibile: purtroppo non è stato sufficiente e nelle salite sono salito con un passo davvero troppo lento rispetto ai miei standard.
Il risultato finale è stato pessimo: sono arrivato 1616° su 1797 in 6 ore e 6 minuti circa.
L’anno scorso, con una condizione atletica simile a quella di quest anno, ma senza i problemi intestinali, mi sono piazzato 238° su 1848 in 4 ore e 40 minuti circa.
Che dire… Per come si sono messe le cose, l’obiettivo era di arrivare in fondo entro il tempo massimo e ce l’ho fatta.
Adesso sono guarito e guardo con fiducia ai prossimi impegni.
Domenica 19 sono impegnato alla GF Stockalper in compagnia di un compagno di squadra. Non essendo del Prestigio penso di prendermela comoda e fare una piacevole passeggiata.
Il primo maggio invece mi attende la Dieci Colli, classica bolognese.
A presto
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Ritorno dopo il cambio dell’infrastruttura (server e router).
Come tutti gli anni, ho passato l’inverno all’insegna del cazzeg… allenamento di fondo in sella alla bicicletta e allenamento a tavola.
Ho partecipato alla prima granfondo della stagione (la solita Selle Italia di Cervia che si tiene ad inizio aprile) con risultati disastrosi causa malanni fisici.
Per il resto tutto bene.
A presto con nuove news
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Mi h particolarmente colpito questo articolo di Giuseppe Cubasia su Punto Informatico.
La cosa strana è che quando l’ho letto la mia prima reazione è stata: “Questo lo faccio pure io”.
Nel continuare a leggere ho notato che viene descritto (con minime discrepanze) il mio profilo…
Peccato che lo stipendio ipotizzato dall’autore dell’articolo sia ben lontana dal mio (e dalla media, come confermano alcuni commenti all’articolo)!
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Ebbene sì, un altro anno ciclistico è passato ed è ora di tirare le somme.
L’obiettivo principale dell’anno, ovvero raggiungere il traguardo del Prestigio 2008, è stato raggiunto.
Quest’anno la stagione è stata lunga e mi ha tenuto impegnato fisicamente e mentalmente fino a fine agosto (Oetztaler Radmarathon), mentre nel 2007 l’ultimo impegno era a inizio luglio.
Ho partecipato a 8 granfondo: meno del previsto, ma quest’anno è stao flagellato dal maltempo. Ho saltato tre gare per pioggia e una per mancanza di voglia.
Due gare molto impegnative e spettacolari del prestigio sotto la pioggia (Campagnolo e Carnia Classic), ma le ho portate a termine seppure con gande fatica.
La lista delle gare a cui partecipato:
- Granfondo Laigueglia
- Granfondo Selle Italia
- Granfondo 10 colli
- Granfondo Felice Gimondi
- Granfondo Campagnolo
- Granfondo Carnia Classic
- Granfondo Pinarello
- Oetztaler Radmarathon
Di queste ben quattro erano nuove per me, quindi ho conosciuto nuovi posti.
Della Oetztaler ho già scritto e ci ho lasciato il cuore: l’anno prossimo parteciperò nuovamente!
Per il resto i numeri di questa stagione sono buoni ma non eccellenti:
- 12100 km percorsi su strada (1000 in meno del 2007, ma il maltempo mi ha tenuto fermo parecchio)
- Scalata dello Stelvio da Prato (finalmente!)
- Prestazioni in salita in linea con quelle del 2007 (anche se speravo in un miglioramento)
Nel 2009 mi toccherà impegnarmi di più!
Non ho ancora deciso gli obiettivi, ma sicuramente vorrei riprovare il Prestigio. Forse farò una visita alle salite Svizzere e Austriache, magari una granfondo in Francia sui percorsi del Tour. Chissà !
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October 1st, 2008 · 1 Comment
A distanza di un mese circa, scrivo dei quattro giorni passati in Austria a fine agosto, per la precisione a Soelden, in occasione di una bellissima quanto impoegnativa granfondo inserita nel circuito del prestigio già da vari anni: la Oetztaler Radmarathon
Sono partito venerdì dopo pranzo alla volta di Soelden e per arrivarci c’è una sola strada: salire il passo del Rombo da S. Leonardo in Passiria. Tale passo è anche l’ultima salita delle gara: si tratta solo di una salitina di 29 km e 1800m di dislivello (praticamente uno Stelvio un pò facilitato dalla presenza di un tratto centrale di falsopiano)
Arrivo a Soelden nel pomeriggio inoltrato e mi sistemo in camera. In quella in parte alloggia Joachim, un ciclista tedesco (ma parla bene l’inglese), che mi è stato di grande aiuto e compagnia, vista la mia totale ignoranza della lingua tedesca.
In serata andiamo a ritirare il pacco gara e ci rechiamo a cena in uno dei vari ristoranti del paese.
Sabato, dopo la colazione alle 8.00, decidiamo di fare una passeggiata in bicicletta a Vent, una quarantina di chilometricon questa salita fatta a ritmo molto blando.
Poi nel pomeriggio mi dedico alle spese, acquistando alcuni prodotti tipici locali, e dopo una buona cena, vado a nanna.
Il giorno successivo, la sveglia suona impietosa alle 5. Colazione abbondante, preparo tutto e mi reco in griglia.
Alle 6.45 si parte. I primi chilometri vanno da Soelden ad Oezt e sono in leggera discesa o pianura. Fa ancora freddo e c’è parecchio vento: per me è stato importante sacrificare un po’ di posizione pur di stare al coperto ed arrivare alla prima salita ancora pieno di energie.
La prima salita, il Kuthai Sattel è lunga, in parecchi punti le pendenze sono impegnative e molla solo nel tratto centrale. Come spesso accade nelle granfondo più affollate, si fa in mezzo a tanti altri ciclisti: salgo piano, un po’ per salvare le energie, un po’ perchè fare lo slalom per sorpassare gli altri partecipanti sarebbe troppo dispendioso.
Arrivo in cima in circa 1h19′ (tempo non malvagio, contando che l’ho fatto davvero piano). Pipì, scatto una foto, faccio rifornimento di e riparto. La discesa dal Kuthai è velocissima: in alcuni punti si toccano i 100 km/h circa e si è spesso sopra gli 80 km/h; ma la strada è larga, pulita e mai tortuosa.
A fine discesa si passa per la periferia di Innsbruck e ci si immette sulla strada per il passo del Brennero: questa salità è molto lunga ma sale veramente poco. Di fatto è un lungo tratto di falsopiano con alcuni strappetti. Qui è di estrema importanza trovare un gruppetto che permetta di non prendere vento e che tenga un ritmo buono ma non forsennato: quello che si risparmia o si spende sul Brennero è fondamentale per il resto della corsa. In cima al passo mi fermo e mangio qualcosa.
La discesa verso Vipiteno è un po’ come la salita dalla parte di Innsbruck: poco in pendenza e da pedalare. Anche in questo caso è importante trovare un gruppo con cui dividere la discesa.
A vipiteno inizia la terza salite: il passo del Giovo. 15 km circa di salita regolare senza punte elevate ma anche senza molti punti di respiro. Presa da sola credo sarebbe davvero una bella “salita da tempo”. Durante la Oetztaler è d’obbligo amministrare le ormai non tantissime energie a disposizione. Sono salito con regolarità .
Gli scorci degli ultimi chilometri meritano parecchio (come anche quelli del Kuthai e del Rombo, mentre il Brennero non mi è piaciuto proprio).
La discesa del Giovo invece è probabilmente una delle più belle discese che abbia mai fatto.
Molto tecnica e abbastanza veloce, tornati, curvoni, cambi di direzione, traffico quasi nullo e asfalto in buone condizioni: il sogno di ogni discesista!
Finita la discesa (mio malgrado) arriva lo spuracchio di giornata: il passo del Rombo.
A distanza di un mese faccio ancora fatica a descrivere tutte le emozioni, gli stati d’animo che si sono succeduti nelle 2 ore e 17 minuti della scalata.
Lo scoramento iniziale perchè la salita è ancora lunghissima e le gambe non vogliono più spingere.
Le incongite del tratto centrale in cui si cerca di riposare.
La determinazione per ripartire dopo il ristoro posto un po’ dopo metà salita.
La fatica immane, l’essere al limite della sopportazione fisica e mentale, la grinta e la ricerca di ogni minima energia residua per fare gli ultimi sette chilometri fino al tunnel (circa 9% medio).
La soddisfazione di arrivare al valico.
La discesa e l’ultimo, bastardo, colpo di coda costituito dai due chilometri di strappo finale.
La lunga discesa e l’ingresso a Soelden, in mezzo a due ali di folla, con la consapevolezza di aver fatto qualcosa di eccezionale…
Per finire: giornata perfetta, organizzazione perfetta.
Sto già pensando all’edizione dell’anno prossimo.
Nel frattempo mi sono arrivate le foto
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Ok: è un po’ che non lavo l’auto ed è un po’ sporchina… Ma lo scherzo di oggi proprio non me lo aspettavo!
Qualcuno, conoscendo la mia particolare avversione verso alcuni prodotti di mamma Micro$oft, ha osato fare questo:

Quindi un consiglio, se non volete trovare sorprese come questa: lavate spesso l’auto!
Ciao
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Da quando ho iniziato ad andare in bicicletta su strada con una certa regolarità , tra i tanti obiettivi (partecipare a granfondo, mantenermi in forma, ottenere buone prestazioni atletiche) mi sono promesso di visitare e scalare con la bicicletta le salite che hanno fatto la storia del ciclismo.
Vivendo in Lombardia, ho avuto la possibilità , in gara o per semplice passeggiata, di scalare alcune salite famose: Gavia, Mortirolo, Manghen, Montecampione, Vivione, Zoncolan, Giau, Pordoi, Gardena, Sella, Falzarego, Duran, Valles, Staulanza, Giovo, Rombo, Brennero.
Mi mancava sicuramente lo Stelvio: così, in compagnia dell’amico e compagno di squadra Matteo, ho deciso che era ora di mettere a curriculum anche questa salita il 10 agosto 2008.
Ritrovo al casello dell’autostrada A4 alle 6.30 e via che si parte: verso le 9.15 arriviamo a qualche chilometro da Prato allo Stelvio, parcheggiamo e ci prepariamo. Il giorno prima ho fatto un lungo con parecchia salita (preparazione della Oetztaler Radmarathon dopo il rientro dalle ferie) e non sono in gran forma.
Comunque facciamo qualche chilometro di avvicinamento per scaldarci e poi attacchiamo la salita. Da subito parto con un ritmo non troppo alto: l’accordo è che ognuno sale al ritmo che preferisce e ci si aspetta in cima.
La salita inizia tranquilla e abbastanza regolare, sono quasi le 10 di mattina, il sole ancora non sbuca dalle montagne attorno e in parte alla strada scorre un fiume: fa freddo, nonostante sia il dieci agosto e il tempo meterologico sia eccellente.
Continuo a salire fino a Gomagoi e fino all’hotel Belvedere: qui iniziano i tornanti e foro il copertone posteriore.
Mi fermo a cambiare, mentre mi raggiungono tutti i ciclisti sorpassati; nel ripartire mi raggiunge anche Matteo.
Riparto di slancio e… bè, è difficile descrivere lo Stelvio a parole: lo spettacolo che si può ammirare dopo Trafoi è notevole e andrebbe vissuto di persona.
I famosi 48 tornanti sembrano non finire mai, la strada sale a pendenze non banali (regolari intorno al 8-9%), ma se si riesce a trovare il ritmo giusto non è impossibile. L’ultimo tratto che si inerpica sulla montagna è davvero spettacolare. Ciclisticamente parlando, però, è una bella mazzata psicologica aver fatto già 15 km e vederne davanti altri dieci che si arrampicano letteralmente su un versante della montagna.
Alla fine giungo in vetta: in attesa di Matteo scendo dall’altro versante fino alla casa cantoniera che divide il versante svizzero (passo dell’Umbrail) da quello valtellinese e risalgo. Nel frattempo arriva Matteo e scattiamo orgogliosi alcune foto. Mangiamo abbondantemente sul passo (che buoni i pizzoccheri!)Â e poi con calma scendiamo, fermandoci a scattare alcune foto
Vorrei ringraziare Matteo per la compagnia: è stata davvero splendida giornata .
Le foto scattate son disponibile sul sito di Matteo a questo indirizzo Foto Stelvio 2008
Il tempo di scalata, per quanto poco sia significativo, è stato di 1 ora e 51 minuti circa.
Ci sono alcune salite vorrei scalare nei prossimi anni; alcune sono anche inserite in granfondo o randonnè. Magari vi parrteciperò. In linea di massima però vorrei provare: Passo del Bernina, le alpi tra Italia e Francia (Lombarda, Izoard, Bonette, Sampeyre, Vars, Fauniera Agnello), Mont Ventoux, Alpe d’Huez, Galibier, Glandon…
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